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DEFINIZIONE DI STIPSI

Per stipsi (o stitichezza) popolarmente viene intesa la diminuzione nella frequenza delle evacuazioni, ma tale frequenza, nei soggetti normali, ha estrema variabilità (3 evacuazioni al giorno a 3 alla settimana).

Ciò significa che è sbagliato ritenersi stitici se non si evacua tutti i giorni. Molti pazienti però si lamentano non tanto (o non solo) della frequenza quanto della particolare difficoltà dell’evacuazione e della consistenza delle feci. La parola “stipsi” quindi può assumere un significato diverso a seconda dell’individuo e normalmente i pazienti tendono a sopravalutare il problema.

Attualmente per la definizione di stipsi si seguono i Criteri di Roma III:  i disturbi sotto elencati devono durare almeno per 3 mesi nell’arco dell’ultimo semestre:

1. Almeno due o più delle seguenti caratteristiche in almeno il 25% delle evacuazioni:
Sforzo nella defecazione.
Feci dure.
Sensazione di evacuazione incompleta.
Sensazione di occlusione.
Meno di tre scariche alla settimana.
Necessità di manovre manuali per poter evacuare.

2. Evacuazioni rare senza ricorrere ai lassativi

3. Esclusione della Sindrome del colon Irritabile.

Nel mondo occidentale circa il 30% della popolazione soffre di stipsi, in particolare le donne in età adulta con una frequenza 2-3/1 rispetto all’uomo.

L’età avanzata è un altro fattore predisponente ad un aggravarsi di questa patologia, in relazione ad altre malattie concomitanti, all’uso di farmaci e alla riduzione di attività fisica. La stipsi costituisce un problema rilevante sia dal punto di vista economico, (consumo dei lassativi), sia per la condizione psicologica di tali pazienti. Nel soggetto stitico oltre alla difficoltosa defecazione si osservano altri sintomi digestivi (il meteorismo e il dolore addominale, la sensazione di malessere generale, una digestione laboriosa con eruttazioni e gonfiore) che possono essere molto invalidanti.

Circa il 30% dei pazienti sofferenti di stipsi dichiara di assumere lassativi e di aver iniziato con l’autoprescrizione. Progressivamente si instaura una dipendenza fisica/psichica per cui diventa difficile svezzarsi dal lassativo e si perdono gradualmente i riflessi naturali della defecazione.

Per tale motivo è importante, all’apparire dei primi sintomi di alterata defecazione, rivolgersi al medico specialista soprattutto dopo i 50 anni poiché una irregolarità dell’alvo può essere legata a patologie ben più gravi (es.: neoplasie del colon).

CAUSE DELLA STIPSI

Fattori estrinseci:
alimentari e stile di vita (basso apporto di fibre e liquidi, sedentarietà) squilibri elettrolitici (calcio/magnesio/ potassio) endocrine e disordini metabolici (diabete, ipotiroidismi, insufficienza renale cronica) neurologiche (Parkinson, neuropatie, sclerosi multipla, traumi alla colonna vertebrale, ecc.) farmaci (diuretici, anticolinergici, beta-bloccanti, antidepressivi, ecc.).

Fattori intrinseci (legati al meccanismo della defecazione):
Stipsi da “rallentato transito” (stipsi alta), dovuta alla ridotta funzione propulsiva di tutto il colon che determina un rallentamento nella spinta delle feci verso l’ano.

Stipsi da “defecazione ostruita” (stipsi bassa), con “blocco” delle feci a livello rettale per alterazioni anatomiche (prolasso del retto, di un rettocele, di un enterocele) o alla presenza di una disfunzione del muscolo puborettale o per altre disfunzioni del perineo..

In molte situazioni non è facile una netta distinzione fra le due forme in quanto la stipsi può essere legata ad entrambi i meccanismi patogenetici.

Complicanze della stipsi cronica

La stipsi cronica può essere responsabile di alcune complicanze:

Emorroidi. Lo sforzo defecatorio comporta un aumento della pressione addominale che determina alterazione del plesso venoso emorroidario.

Ragade anale. Il trauma sulla regione anale di feci dure può determinare la fessurazione della mucosa anale. Lo spasmo dello sfintere è l’elemento che favorisce poi la persistenza della ragade. La probabilità di sviluppo di una ragade nella stipsi cronica è di 5 volte superiore rispetto alla normale popolazione.

Prolasso degli organi pelvici: utero, retto, vescica e vagina.

Fecalomi. Un ammasso di feci può bloccarsi nel retto e diventare sempre più grosso e duro tale da creare in alcune situazioni un’ostruzione non facilmente risolvibile con la terapia conservativa.

DIAGNOSI

La storia clinica e l’esame fisico devono essere condotti con l’intento di escludere cause secondarie o sistemiche della stipsi. Anamnesticamente ricercare eventuale familiarità per cancro colo rettale o di malattie infiammatorie intestinale.

Indagare, inoltre, sulla presenza di “sintomi di allarme” come il sanguinamento rettale, l’anemizzazione, la perdita di peso e recenti modifiche dell’alvo. Nel dubbio, e soprattutto dopo i 50 anni di età, il medico procederà alla richiesta di accertamenti diagnostici per lo studio del colon (colonscopia, clisma opaco, colonscopia virtuale).

Per un’analisi approfondita dello stato di salute dell’apparato digestivo, è necessario rivolgersi al medico Gastroenterologo. Presso il Centro Medico Arcidiacono di Roma sarete seguiti da specialisti nel settore, autori di questo prezioso e puntuale articolo.

Per maggiori informazioni e prenotare un appuntamento potete contattarci al numero: 06 2070889; o venirci a trovare in Via Prataporci 52, Roma sud zona Casilina Borghesiana.

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