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L’ intolleranza al lattosio (“zucchero” contenuto nel latte) è, sicuramente, una delle intolleranze alimentari più diffuse e non deve essere confusa con l’allergia al latte, che invece deriva da una reazione del sistema immunitario alle proteine in esso contenute e viene espressa con manifestazioni cliniche completamente differenti.

CAUSE dell’intolleranza al lattosio

L’intolleranza è causata dall’incapacità dell’intestino di scindere il lattosio (zucchero complesso non assimilabile dalla mucosa intestinale) presente nel latte di mucca, di capra, di asina, in due zuccheri semplici: glucosio e galattosio assimilabili dall’intestino.
Il problema è provocato dalla carenza o assenza di lattasi, un enzima presente sul bordo delle cellule intestinali. In assenza dell’enzima, il lattosio passa indigerito nell’intestino ed a livello del colon viene fermentato dalla flora batterica con produzione di scorie e gas (idrogeno e metano) che sono causa dei disturbi intestinali.

L’ORIGINE dell’intolleranza

Il deficit di lattasi si suddivide in congenito, primario, secondario. Il deficit congenito è molto raro, si manifesta alla nascita e determina una totale incapacità nella digestione del lattosio e di tutti i cibi che lo contengono.

Il deficit primario consiste nel calo fisiologico post svezzamento dell’attività enzimatica, su base genetica ed etnica. Tutti i bambini fino a due anni di età circa producono la lattasi per poter assimilare il latte materno. Poi, con lo svezzamento, l’enzima non viene più prodotto, o viene prodotto in quantità sempre più limitata. I segni e i sintomi in genere divengono clinicamente apparenti fino dall’età di 6-8 anni e possono persistere fino all’età adulta in funzione della quantità di lattosio ingerito nella dieta e della velocità di diminuzione dell’attività lattasica intestinale. Molto spesso, il deficit di lattasi è solo parziale e la quantità di lattosio tollerata varia da individuo a individuo e può modificarsi nel tempo.

Il deficit secondario è un disturbo spesso transitorio, dovuto ad una condizione patologica che compromette il regolare e fisiologico assorbimento del lattosio. Alcune malattie (gastroenterite acuta, malattia celiachia, morbo di Crohn, ecc.), infatti, possono distruggere i microvilli intestinali, sede dell’attività del l’enzima lattasi. Tale intolleranza può essere transitoria (da alcune settimane ad alcuni mesi) o definitiva essendo legata allo stato della malattia intestinale di base.

I SINTOMI dell’intolleranza al lattosio

La sintomatologia più frequente compare, in genere, da trenta minuti a due ore dall’ingestione di latte, o comunque di cibi che contengono significative quantità di lattosio. Essa si articola in dolori e crampi addominali, gonfiore e tensione intestinale, aumentata peristalsi con borborigmi, flatulenza, meteorismo, scariche diarroiche con feci poltacee o acquose.

Si tratta, come si può osservare, di sintomi aspecifici presenti anche in molte patologie del tratto gastroenterico (Intestino irritabile, Malattie infiammatorie intestinali, malattia celiaca). L’intolleranza è anche condizionata dalla quantità di alimento contenente lattosio che viene ingerito e dalla reattività individuale.

Si hanno individui con fastidio immediato anche per minime dosi di lattosio, mentre altri soggetti, al contrario, sopportano anche dosi elevate prima che si presentino i sintomi. Bisogna, tuttavia, tranquillizzare gli intolleranti al lattosio: anche con l’ingestione di quantità elevate di lattosio, al limite di tolleranza, non si hanno effetti dannosi sull’intestino.

La DIAGNOSI

Il test comunemente usato per misurare l’assorbimento del lattosio da parte dell’apparato digerente è il breath test al lattosio, più conosciuto come “test del respiro”, esame semplice e non invasivo, eseguibile in regime ambulatoriale, con ottima accuratezza diagnostica.

Il principio del test si basa sul fatto che se il lattosio non viene assorbito a livello dell’intestino tenue, esso viene fermentato dalla flora intestinale con la formazione di grosse quantità di idrogeno, che in parte viene assorbito nel colon a livello ematico e, successivamente, eliminato per via respiratoria.

Se si somministra lattosio ad un soggetto intollerante e si esegue il breath test sarà possibile rinvenire nell’aria espirata una quantità di idrogeno superiore rispetto a quella riscontrata prima della somministrazione. Il test richiede di 4 ore di tempo per ottenere un risultato attendibile.

PREPARAZIONE PER IL BREATH TEST AL LATTOSIO

Di seguito indicazioni di massima (preparazione) per affrontare il test (ogni centro che esegue l’esame rilascia apposita documentazione all’atto della prenotazione in funzione del kit utilizzato per l’esame).

  • Da 4 settimane prima del test non assumere antibiotici.
  • Da 4 settimane (o anche 1 o 2 secondo alcuni protocolli) prima del test non assumere lassativi o fermenti lattici e in genere prodotti che agiscono sulla consistenza delle feci. Non bisogna eseguire accertamenti (colonscopia, clisma opaco, ecc.) che richiedono la pulizia intestinale.
  • Da 12 ore prima del test digiuno assoluto.
  • Non fumare dalla sera precedente fino al termine del test. Lavarsi bene i denti la mattina dell’esame.
  • Non bere e non magiare per tutta la durata del test. Non effettuare esercizi fisici prima e durante il test.

SVOLGIMENTO DELL’ESAME

  •  Campionamento dell’aria espirata basale (prima dell’assunzione del Lattosio)

Il paziente inspira profondamente aria;
Soffia nel sacchetto di raccolta dell’aria, espirando completamente.

  • Il paziente beve la soluzione di Lattosio (25 gr sciolti in acqua)
  • Campionamento dell’aria espirata a intervalli fissi di 30 minuti per 4 ore dopo l’assunzione del Lattosio

Il paziente resta in attesa, seduto, senza fumare, bere, mangiare per tutta la durata del test;

Nei bambini al di sotto dei 12 Kg di peso la procedura per l’esecuzione del test è identica ma la dose di lattosio è ridotta a metà (12.5 gr.). Prima di eseguire un breath test ad un bambino occorre accertarsi che sappia “soffiare” nel modo corretto (pena la non attendibilità dell’esame). La quantità di lattosio ingerita è minima e solo nei soggetti particolarmente intolleranti può determinare una transitoria sintomatologia addominale (meteorismo e/o “scarica diarroica”).

RISULTATI DEL TEST

L’analisi dell’aria espirata permette di misurare la differenza nella produzione di molecole H2 (idrogeno) emesse tra l’espirazione basale e le successive. L’incremento, rispetto al valore basale, della produzione di gas di almeno 20ppm (parti per milione) dall’ingestione del lattosio, è indicativo di intolleranza al lattosio.

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LA TERAPIA

La terapia “più efficace” nei soggetti con intolleranza al lattosio è una “dieta” che contempli l’eliminazione o la riduzione del lattosio dalla dieta tenendo conto del proprio “valore soglia” al di sopra del quale compare il corteo sintomatologico; è quindi importante individuare la quantità tollerata, affidandosi anche alla lettura delle etichette commerciali. Eliminare il lattosio dalla dieta non è in realtà così semplice come può sembrare, perché sebbene il latte e gli alimenti a base di latte sono l’unica fonte naturale di lattosio, quest’ultimo si trova spesso aggiunto ai cibi preparati commercialmente.

Le persone con forte intolleranza al lattosio dovrebbero stare molto attente alle fonti “nascoste” di lattosio in quanto tale sostanza si può trovare anche piccole quantità in alimenti come: pane e altri prodotti da forno; cereali per la prima colazione; purea di patate istantanea; margarina; condimenti per insalate, carni; caramelle e altri spuntini; miscele per frittelle, biscotti e torte; surgelati. Inoltre, come additivo lo si può trovare anche nel prosciutto cotto, nelle salcicce e negli insaccati in genere Da non dimenticare i farmaci: il lattosio è utilizzato in molti farmaci (come eccipiente): data la modestissima quantità questi prodotti sono controindicati solo per le persone con grave intolleranza.

Occorre precisare che poiché latte e derivati rappresentano una fonte importante di calcio, gli intolleranti al lattosio devono assumere il calcio attraverso alimenti alternativi per prevenire problemi in età più avanzata (es.: osteoporosi).

È, comunque, importante sapere che è possibile non eliminare in modo totale tutti i derivati del latte. Infatti, anche gli intolleranti al lattosio, indipendentemente dalla loro soglia in grado di scatenare una crisi, potranno continuare ad assumer alcuni tipi di formaggio e, più precisamente, quelli stagionati (pecorino, provolone, parmigiano reggiano e grana padano) perché, grazie al processo di stagionatura cui vengono sottoposti, hanno un minor contenuto di lattosio. Al contrario, non sono tollerati i formaggi freschi (certosa, stracchino, mozzarella, fiocchi di latte, mascarpone) perché ricchi in lattosio.

Generalmente ben tollerato, il formaggio grana, può essere considerato un’ottima sorgente di calcio (100 grammi ne forniscono 1340 milligrammi) e, quindi, consumato nelle giuste quantità può fornire la corretta quantità di calcio (fabbisogno giornaliero di calcio nell’età adulta 800 – 1000 mg).

Anche lo yogurt può essere consumato, meglio se al naturale e non aromatizzato, dato che la fermentazione batterica digerisce parzialmente il lattosio. In alternativa al latte vaccino si possono consumare i latti delattosati, quello di soia o riso o prodotti caseari contenenti lattasi o lattosio predigerito o quelli contenenti il “Lactobacillus acidophilus”. In commercio esistono dei preparati a base di galattosidasi che si assumono insieme o prima dell’alimento contenente lattosio per facilitarne l’assimilazione. Anche il loro uso, però, non impedisce spesso la manifestazione dei sintomi.

Dottor Marco Bacosi
Medico chirurgo – specialista in
Gastroenterologia ed Endoscopia digestiva

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